30/07/2007
L'ultimo giorno... a distribuire giornali...
Come l'ultimo giorno di scuola, quasi la stessa sensazione, quella di andare, voler andare e non finire mai la giornata. Dovevo farlo. Dovevo dopo l'assenza di due giorni, andare ancora una volta, l'ultima a distribuire giornali. Dovevo farlo per i miei affezionati e non "clienti". Forse dovevo farlo anche per me. E' stata una giornata carica di emozione. A tratti anche di commozione. Nonostante la tua mente era piena di preoccupazioni per un domani che verrà e forse per quello che non verrà, il tuo cuore era così aperto, così pieno di quella sensazione che non capisci, però bella. Come se non so, tutto a un tratto ti senti felice. Felice per un qualcosa che non capisci, ma felice. Una sensazione ed emozione bella. Rivedi Franco e, dopo aver scoperto che ha settanta anni, che è vedovo, che da poco gli è nata la nipotina e, nonostante sia andata a vederla, non ha ancora capito in mezzo a tutte quelle neonate quale sia la sua. Ti cazzia per l'assenza di due giorni. Si mette a parlare, si dispiace che mancano poche ore e chissà se ci sarà un giorno in cui ci rincontreremo. Lui pensa di rivedermi a settembre ma, nonostante la mia disponibilità, nel caso in cui dovessi continuare nella distribuzione, non sarà più a San Paolo ma a Piramide. Ti saluti con l'autista dei giornali, Ermanno. Tanti gli in bocca al lupo. Si è sempre scherzato con lui. Sin dall'inizio c'è stata una bella intesa. Tra lui e me, tra lui e Fabio, tra noi. Vai avanti nella distribuzione dei giornali. Stranamente nonostante è più di un mese che fai quel lavoro, ti accorgi che questa è l'unica giornata in cui non continui a fissare la pila di risme nella speranza di finirle presto. Anzi, vorresti rallentare e continuare a go-go. Passano a uno a uno tutti i tuoi "clienti". Io sempre più felice per poterli salutare. Tutti entusiasti. Preoccupati per non avermi visto per qualche giorno. Tutti ad augurarmi fortuna, quella che forse se non hai dalla nascita non la trovi manco quando muori. Col sorriso più che sul viso, per via che non ti piace il tuo, per via dell'apparecchio e per via di tante cose, nel cuore ci accingi a distribuire gli ultimi giornali. Pensando che in un mese e passa queste persone ti hanno coccolato alla loro maniera, ti hanno aiutato a passare quei momenti no e ti hanno aiutato ancora una volta a vivere, a sentire. Gente comune, gente di strada. Estranei se così vogliamo chiamarli. Ma gente che, come in trent'anni di vita, ti hanno aiutato a crescere, a vivere, ad andare avanti. E per finire saluti Fabio, quel pischello di diciotto anni che era al tuo fianco nel lavoro. Una coppia davvero affiatata sin dall'inizio. Ci siam trovati. Entrambi troppo sbarazzini e ribelli nel portare i nostri capelli, ricci, sempre all'aria, nonostante per noi erano pettinati. Più che all'aria davanti agli occhi coperti per giunta dagli occhiali da sole. Una coppia della quale anche gli ispettori dei controlli invidiavano e non avevano visto in tutta la distribuzione e in tutte le zone di questi mesi. Chi finiva aiutava l'altro. Senza pensarci su. Ci passavamo lavori, sigarette e si parlava del più e del meno. Sempre cortesi con tutti, anche con quelli che ci snobbavano. Sempre pronti ad aiutare qualcuno e a fare un sorriso in più per coloro che ne avevano più bisogno.
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25/07/2007
Max Gazzè, Paola Turci e Marina Rei in concerto. Sinceramente al di là delle voci positive su questo trio per me un po' "anomalo", stasera, grazie a un famoso regalo di compleanno, ho potuto vedere il tutto con i miei occhi. Che dire? Bella domanda sinceramente. Forse per il fatto che a volte si è sempre chiusi mentalmente che si ascoltano sempre le stesse voci, le stesse canzoni e si fanno gli stessi nomi, sei sempre restio a buttarti in nuovi concerti, mondi. Ho sempre pensato che non è tanto una questione di non ascoltare qualche cantante o cantautore che sia ma, soprattutto di essere "ignoranti" nel non sapere le cose o spesso nel non ascoltare tanti generi, tanti autori per essere davvero in grado di fare critiche, apprezzamenti etc... A mio parere, che puo' essere giusto o no, non lo so ancora, l'unica che davvero da' carica, forza e voce a questo trio è Marina Rei. Al di là di qualche canzone sinceramente non immaginavo la sua bravura con le percussioni (in fondo ha iniziato così, ecco l'ignoranza!!!), una voce davvero da brividi, da spiazzare tutto e tutti. Un Max Gazzè che al di là della simpatia, delle battute e del basso poteva, credo, esserci o non esserci. Infine una Paola Turci che inizialmente dici: Cazzo s'è vestita con l'abito da sera! Poi ti rendi subito conto che vestita mascolina come suo solito avrebbe fatto sicuramente un'altra impressione ma soprattutto bella figura. Un bel concerto nel complesso. Il più forse è dato dai ricordi e dalle malinconie. Ricordi nell'ascoltare "Sabbia bagnata". Pensando a quella scritta sulla sabbia creata da qualcuno e poi da te incorniciata. Malinconica nel sentire "Volo così". Tutta a d'un tratto ti catapulti in quel sabato 13 marzo del 2004, quando al Leoncavallo di Milano, Paola Turci si esibiva nel suo concerto. Emozioni di una serata indimenticabile, anch'ella ai tempi postata, emozioni ancora da vivere nel periodo successivo. Allora ti ricordi di quella "Cicalina" che smarrita nell'anima e nel cuore portavi a ogni concerto di Paola Turci. Riaffiori quelle serate al Messicano dei Navigli dove il margharita alla fragola frozen era ormai di casa, o meglio di gola nostra. Tu sempre ubriaca ma felice, sorridente. Io disperata che senza patente me dovevi portare a casa... Tante emozioni stasera insomma, forse ricordando i tanti eventi da quel 2004 in poi ma anche da quel 2004 in giù. Bello, emozionante, disarmante, toccante e a volte straziante nel pensare quante davvero ne abbiamo passate e vissute insieme di momenti, concerti, emozioni, litigate, parole dette ma, soprattutto quelle non dette, di quel sentire, di quel silenzio che ci faceva parlare da mute. Stasera anche se con malinconia e qualche lacrima il tutto mi faceva pensare a te, a noi, a voi...
Mi manchi Cicalina, beh anche tu Ninni... :)
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21/07/2007
Quando vai via da me porta via quello che sei
sai che peso su di me la tua pelle se poi non c'è
tanto non mi importa quanto cielo dovrò strappare
per coprire e accarezzare quel sorriso
che neanche il mare sa di avere

e se sarai via da me io sarò quello che sei
tu sai che peso ha su di te la mia pelle se poi non c'è
tanto non m'importa quanto cielo dovrò strappare
per coprire e accarezzare quel sorriso
che neanche il mare sa di avere
e non mi importa se anche il cielo non sa aspettare
a lui io dirò
che neanche il mare pensa di avere grandezza uguale
e solo solo e niente perchè
non m'importa
neanche il cielo sa più guardare
ed io fra le stelle
vengo a cercare quel sorriso
che neanche il mare sa di avere

e non mi importa
quanto il cielo dovrà aspettare
a lui io dirò che neanche il mare pensa di avere grandezza uguale

Negramaro - Neanche il mare (dall'album La Finestra)
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12/07/2007
Mi ritrovo a distribuire giornali, 24 minuti, alla fermata della metro Basilica San Paolo di Roma. Ogni giorno, dalle 16.30 alle 19.30, mi accorgo di vedere, quasi in nemmeno di venti metri quadri di spazio, più di mille persone, volti, anime. Senza capacitarmi tutt'ora di quanti cazzo siamo davvero se solo io ne vedo così tanti da pensare che forse mi ritrovo già nell'aldilà e vedere perfino persone del 300 a.C. Dopo più di una settimana di lavoro, sempre al solito posto, ti accorgi delle persone, di quelle ormai chiamate a momenti "i tuoi clienti fissi". C'è Franco, un simpatico ometto di mezza età, non so di quanti anni, ma credo almeno una ventina in più di me, che puntualmente ormai mi aspetta. Non sa cosa fare dei suoi pomeriggi, forse anche della sua vita. Cerca ogni giorno di passare almeno una buona mezz'ora a parlare con me. Puntualmente prende le sue dieci copie di giornali da portare al suo condominio. Mi aiuta nella distribuzione, mi parla di lui, parliamo del tempo, degli mp3 che ascoltiamo, del più e del meno. Nell'ascoltarlo spesso penso a come si possa arrivare a un'età maggiore e accorgersi, dopo tanti lavori, dopo tante conoscenze, tanto di tutto, a essere completamente soli. Quel viso che ogni tanto mi stressa dal troppo chiaccherare a volte mi fa una tenerezza e una pena che starei ore e ore ad ascoltare pensando a mio padre mai sconosciuto e a mio nonno mai vissuto. Mi parla spesso del figlio, mai della moglie. Credo che sia morta. Ancora oggi, nonostante ormai sembriamo amici per la pelle, non riesco a domandargli di lei.
C'è la signora del negozio di abbigliamento, anche lei tutti i giorni ormai si aspetta che le porti la copia. Ogni giorno cerca di ringraziarmi della mia non dimenticanza in caramelle o gelato. E ogni giorno, anche per timidezza, puntualmente rifiuto.
Ci sono quei due/tre signori, coi quali sicuramente ho meno confidenza ma allo stesso tempo il sorriso di tutti fa si pensare che ormai ci conosciamo e si aspettano che io ci sia, che prendono quelle quattro copie a testa.
C'è la signora delle 17 e passa che prende le sue belle cinque copie per le amiche. Tutti i giorni si lamenta che mandano sempre lei. Oggi l'ho perfino "cazziata", beh per modo di dire, per avermi bidonato ieri.
C'è la ragazza pelata col cappellino. Talmente e totalmente pelata che mi domando ogni giorno se sta facendo qualche chemio oppure è così dalla nascita. In entrambi i casi, è sempre sorridente, sempre pronta a prendere la sua fidata copia.
Ci sono coloro, anche loro ormai fissi, a cui non chiedi più nulla. Sai già che la loro risposta è "no grazie".
Altri che invece non vedi l'ora del loro grazie per rispondere "grazie a lei". Una sensazione davvero orgasmica, beh piacevole diciamo. Non credevo di sentirmi così piena e viva dentro di me per un semplice gesto e forse anche banale e scontato.
C'è la signora in carrozzina e il ragazzo, sempre in carrozzina, per giunta con qualche malformazione o non so che puntualmente ti sorridono e aspettano la loro copia. Quest'ultimo oggi gli rodeva pure il culo perché ieri il suo accompagnatore non l'ha portato. C'è il ragazzo con le stampelle che ormai raggiungo io per la sua copia.
Ci sono quelli inusuali. Quelli che scendono dall'autobus. Quelli che a flotta giungono da te per il giornale. Dopo minuti di fancazzismo, nel giro di un secondo ti ritrovi a dare quasi cento copie. Il bello o brutto della situazione è che sti pazzi/e non si fermano, quasi al volo devi dargli la copia. A momenti li insegui. Senza capire, specie loro che magari se si fermassero io eviterei di collassare e di perdere qualche "cliente". Per giunta qualcuno di questi già te lo perdi nel fissare troppo qualche fondoschiena da paura, con la coda dell'occhio, di qualcuno. La stessa coda dell'occhio che mentre distribuisce giornali sta attenta che non le freghino lo zaino.
Per finire ci sono quelli che si fermano, non prendono la copia, e per giunta te chiedono come fare per lavorare al posto tuo. Quelli che ti raccontano la loro storia, il loro dramma, la loro disoccupazione. C'è Elvira, ragazza sposata che in sostituzione fa le pulizie alla metro. Che chiacchera con te per avere uno sfogo o forse una speranza in più. Tutte persone con cui scambi un qualcosa. A volte anche il numero di telefono nella ricerca disperata di un lavoro. Nel passarsi i lavori come se fossimo in una grande e immensa famiglia, si forse un po' grande, quasi di 500 persone. Tutti in cerca di soldi. Tutti contro lo Stato o meglio le tasse. Tante storie, belle e brutte. Tanti pensieri che vengono smossi dal venticello degli ultimi giorni. Tante situazioni e sensazioni che vorresti cambiare accorgendoti che non c'è bisogno neanche di andare troppo lontano per vedere che c'è in giro sempre di peggio. Persone che stanno peggio di te. Le stesse che a volte invidi per la gioia che hanno dentro di loro. Per il cuore così grande che hanno. Per quegli occhi così luminosi e pieni di speranza. Storie di tutti i giorni o semplicemente di ordinaria follia che vivono fuori da te ma che spesso fanno vivere te...
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06/07/2007
Babysitter, spacciatrice, ladra alla Robin Hood (in poche parole per gli altri), volontariato ai poveri, vendita d'articoli rubati (scarpe da ginnastica, maglie, polo e camicie Ralph Loren, il tutto originali), incidenti creati per fregare i soldi alle assicurazioni, impaginatrice, vendita porta a porta (e non da Bruno Vespa) di enciclopedie con tanto di secchiate d'acqua, tiro al bersaglio di arance e insulti a go-go che pure er coach rimarrebbe di ghiaccio, sponsorizzazione (se poi così la si può chiamare) di ErbaLife (non ricordo se si scrive così), collaborazioni con giornali, prenotazioni alberghiere, comparse in fiction, pubblicità, film e cazzi e mazzi, cameriera, lavaggio di cani, addetta alla rassegna stampa, addetta alla distribuzione di giornali, montaggio palchi per concerti. Questi i lavori legali e non, dichiarati e non, retribuiti e non, che dall'età di dieci anni fino a tutt'ora, ben trentuno, ho fatto nella vita. Dopo tutto questo, dopo aver lavorato, lavorato medie di sette giorni su sette, notti intere, giorni affiancati l'uno all'altro senza ricordare quand'era l'ultima volta che avevo disteso le mie membra in un comodo letto. Secondi, minuti, ore a lavorare. Privarmi del bello della vita per poterla vivere. Privarmi delle persone per poter aver cose. Privarmi di un tempo che non tornerà mai più. Nessun rimpianto. Mi son sempre divertita, tra gli alti e i bassi, tra pianti e sorrisi, tra paure e illusioni, tra parole dette e non, tra amori persi, avuti e uccisi. Tra amori dichiarati e non, provati e finti, tra quelli unici che ancora mi bruciano dentro. Mi ritrovo qui, ancora a cercare un qualcosa. A cercare un lavoro, forse definitivo sapendo che nulla è per sempre. A cercare quell'amore della vita che aspetti da tempo, che provi da tempo, sapendo che rimarrà sempre dentro te. Senza pensare che il tutto che si vuole nella vita è anche il niente che si ha e si vuole. Senza pensare che la vita è bella perché è varia, come le persone. Senza pensare che forse in me tutto è talmente sempre in movimento da non riuscire a fermare quel tempo che è più veloce di me e della mia stessa vita. Mi ritrovo qui a cercar nuovamente lavoro pensando che forse, dopo ben trentun anni sarà ben arrivato il tempo di dar davvero via il culo. Perché il tempo passa, l'età avanza e le spese aumentano giorno per giorno. Al massimo se mi arrestano, cosa peraltro da non sottovalutare, almeno il problema economico quasi automaticamente non sussiste più...
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