20/09/2007
Sognavo scuola alberghiera per quella sensazione e voglia di evadere, di viaggiare, di cucinare, servire in giro per il mondo. Catapultarmi su navi d'oltreoceano per assaporare quell'acqua di mare salata sulla mia pelle, quella sabbia bagnata accarezzata sinuosamente e spazzata via da quel venticello africano, caraibico, giamaicano. Per sperare in un "Titanic" non tanto per la tragedia ma per quella passione, per quell'amore che neanche la morte è stata capace di dimenticare. Di dormire sul passaggio ponte sotto le stelle alla "Che ne sarà di noi" e pensarci davvero, sul serio, a volte, a noi. Di trovarmi come quella Cicalina a inseguire il suo amore. Di non viverlo fisicamente, di non dichiararlo. Ma di viverlo intensamente e capire che sarebbe stato uno dei più grandi, unici e incancellabili della sua vita.
Sognavo di rasarmi a zero i capelli e andare sul monte più alto. Su quella cima dalla quale io vedevo il mondo ma il mondo non vedeva me. Di andare in Tibet a trovare me stessa, a trovare quell'io tanto nostro quanto nascosto, a trovare forse qualcuno o forse il Tibet in sé. Di sedermici sopra e aspettare un qualcosa. Un segno, sperando che almeno il tempo non mi fosse contro.
Sognavo di esser figlia di indiani. Ritrovarmi in una delle loro riserve. Conoscere la lingua, la cultura. Le loro "stregonerie" che, potevi crederci o meno, ma ne han ben salvato di vite, e non solo a Kevin Costner in "Revenge - Vendetta".
Sognavo di essere come Fluke, quel setter irlandese dagli occhi tristi, feriti dall'odio, dalla gelosia delle persone. Girovagare in giro per il mondo alla ricerca delle mie origini, radici, di mio padre.
Sognavo di essere una pancabestia, beh qualcuno potrebbe dire che lo sono. Di farmi i rasta, vivere per strada. Conoscere gente. Elemosinare quei due centesimi che potevano essere miseria per gli altri ma misericordia per me. Porgere la mano per un qualcosa e umiliarsi o sentirsi tali. Senza pensare che sconosciuti o persone che vantano il loro bene ti umiliano di più quando ti privano brutalmente della tua anima. Della tua sensibilità, fragilità in un attimo che dura in eterno senza cancellarsi minimamente.
Sognavo di fare la cantante se non fosse che le mie corde vocali sono più stonate di una chitarra ancora da accordare. Ma mi basta quella voglia di cantare a squarciagola, di tirar fuori in quelle parole di quella canzone la mia rabbia, la mia passione, il mio dolore. Di scaricare l'anima e ricaricarla, rigenerarla per un nuovo giorno.
Sognavo di tutto e di più, sogno di tutto e di più. Mi piace sognare, a occhi aperti, chiusi, con gli occhiali, senza, fumata e non, lucida e non. Fantasticare sulla vita che come le cose più belle è spesso amara e dolorosa. Sentirne il nettare. Cogliere ogni giorno quel Carpe Diem. Trovarmi pronta per tutto. Pensare che nulla, alla Tom Cruise in Cocktail, potrebbe ancora stupirmi.
Ma non avrei mai pensato di sognare e stupirmi di te.
postato da: fluke alle ore 02:20 | Permalink | commenti (1)
categoria:
09/09/2007
"Nessuno fa caso all'acqua che evapora dopo le piogge, quando torna il sole.
Poco importa se in quell'acqua ci sono anche le lacrime spese a piange per amore, per dolore.
L'acqua evapora torna nell'aria e torna nei nostri polmoni, respirando il vento che ci investe il viso, e le lacrime tornano dentro di noi, come le cose che abbiamo perso.
Ma nulla si perde davvero.
Ogni secondo che passa ogni luna che sorge non fanno altro che dirti...
Vivi Vivi e Ama quello che sei. Comunque tu sia ovunque tu sia.
Guarda in alto verso il sole, chiudi gli occhi e non stancarti mai di sognare
La vita è troppo breve per non essere felici. Insieme".

Ho voglia di te
postato da: fluke alle ore 02:58 | Permalink | commenti
categoria: